Trionfo di Sapori

cestaro

L’indispensabile arte del paziente intreccio.

Passeggiando tra le strade dei piccoli comuni irpini, nelle vecchie botteghe, fuori l’uscio della propria abitazione oppure nelle piazze, si poteva scorgere la figura del Cestaro, spesso chino e intento a creare nuovi oggetti grazie all’uso della propria manualità, prima caratteristica di ogni buon praticante del mestiere. La capacità di intrecciare salici, vimini, giunchi, canne, rami, sfoglie di nocciolo e castagno e paglia di cereali per creare contenitori e per rivestire fiaschi e damigiane rendevano questa figura d’artigiano un vero artista a basso costo. Attraverso l’utilizzo di falcetti, coltelli, cesoie, seghe, trapani, martelli e altri strumenti importantissimi per l’attività, era capace di creare dei capolavori di prim’ordine con materiali naturali facilmente reperibili. Per creare contenitori e cesti, il procedimento, lungo e paziente, prevedeva di riscaldare i rami di salice e di castagno che successivamente venivano curvati per ricavarne i manici. Per creare il fondo, s’incrociavano ben otto listelli al centro, intessendoli con rami più sottili tenuti a bagno e battendo continuamente l’intreccio con un maglio per rendere il lavoro più fitto. Con rami più grossi si realizzava il bordo superiore del contenitore, girando i listelli verticali verso l’esterno e intrecciandoli con le bacchette residue della fiancata. Infine, si applicavano i manici, fissandone l’estremità a due listelli opposti con appigli e intrecci. Diverso era il procedimento per rivestire contenitori in vetro per liquidi. Il Cestaro costruiva il fondo con tavolette di legno doppie e incrociate, praticando al suo interno dei fori dentro cui infilava dei ferri per realizzare il telaio che veniva coperto con canne affettate o salici. Infine realizzava, in vimini o paglia, il cappuccio a forma di tronco di cono che fissava, ad incastro o con una cucitura con spago o filo di ferro dolce, alle parti precedentemente realizzate. Quello del Cestaro era un lavoro difficile, che richiedeva molta pazienza e abilità oltre che una spiccata capacità di riconoscere la qualità dei materiali da utilizzare. Spesso i segreti del mestiere erano tramandati in famiglia, di padre in figlio, e ogni comunità aveva il suo Cestaro su cui fare affidamento. Oggi è un mestiere quasi del tutto scomparso, ma ancora oggi c’è chi lo ricorda con un sorriso e chi magari si cimenta per diletto in quest’arte cercando di tener salda la memoria di un’antica tradizione.

 

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